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Tad Richards: Listening to prestige
Listening to Prestige Tad Richards
266 pagine
ISBN: #978-8-85580495-9
State University Of New York Press
2025
Sappiamo tutti che il ruolo delle etichette indipendenti è stato determinante per la diffusione del jazz moderno, negli Stati Uniti degli anni quaranta e cinquanta. Se il contributo della Blue Note Records è stato ampiamente analizzato, quello della Prestige Records è rimasto circoscritto ad articoli su riviste specializzate o rievocazioni sul Web.
Ora è disponibile il primo studio sistematico sull'etichetta di Bob Weinstock ad opera di Tad Richards, eclettico scrittore e artista di cui ricordiamo almeno un altro volume sul jazz, Jazz with a Beat: Small Group Swing, 1940-1960 (SUNY Press).
L'opera di Richards è il punto d'arrivo di un suo lavoro decennale sull'etichetta legato al blog Listening to Prestige ma è ampiamente originale e si caratterizza per la vastità delle informazioni e una scrittura avvincente.
Lo studio abbraccia in prospettiva cronologica la produzione discografica dell'etichetta, dividendo la stesura in 25 capitoli dedicati ai suoi massimi artisti (Monk, Davis, Modern Jazz Quartet, Coltrane, Rollins, Dolphy, Lateef, Ervin ecc...) aggiungendo specifici aspetti come la nascita delle etichette indipendenti, il ruolo di Rudy Van Gelder, il passaggio dal 78 giri al Long Playing, la grafica delle copertine, il Soul Jazz e così via.
Il volume ha un taglio storico e non è una discografia: i cultori particolarmente esigenti ai dati delle session possono consultare The Prestige Label (Greenwood Press) di Michel Ruppli oppure il sito web giapponese jazzdisco.org.
La storia musicale della Prestige è legata al suo fondatore e principale produttore Bob Weinstock e Tad Richards ne tratteggia l'attività evitando (giustamente) di insistere sulle dicerie che ne hanno oscurato l'immagine. Molti hanno criticato il produttore perché retribuiva (poco) solo il tempo dell'incisione e non le prove, insistendo per la spontaneità delle esecuzioni (che talvolta sono jam session mascherate). Richard rimarca il fatto che Weinstock fondò l'etichetta nel 1947 all'età di 19 anni quando restò folgorato dalla musica di Thelonious Monk e degli altri boppers. La sua tendenza al risparmio era anche dovuta al fatto che quei dischi vendevano pochissimo all'epoca ed i problemi di bilancio erano reali.
Weinstock ebbe però il merito di scritturare Miles Davis, tossicodipendente e uscito di scena dopo l'iniziale insuccesso delle incisioni Capitol con la Tuba Band. Nel capitolo su Miles l'autore riporta l'estratto di una vecchia intervista di Weinstock in merito: «Miles era scomparso dopo quelle incisioni per la Capitol col Nonet e nessuno sapeva dove fosse finito. Qualcuno diceva che era tornato a casa a East St. Louis, così mentre mi trovavo a Chicago per affari l'ho rintracciato (...) Gli dissi che ero interessato a produrre alcune session e che volevo proporgli un contratto». Il ritorno a New York riportò definitivamente Davis in auge e di questo il trombettista gli fu sempre grato: «Bob Weinstock sapeva che ero un junkie ma fu disponibile a darmi una possibilità».
Altri meriti che l'autore evidenzia nel volume sono legati alle scelte produttive tendenti a valorizzare i boppers dopo i profitti venuti dall'hit "Moody's Mood for Love" di King Pleasure. Weinstock investì quei primi soldi scritturando giovani boppers fuori mercato come Wardell Gray, Sonny Stitt, Teddy Charles, Art Farmer, Gigi Gryce e soprattutto Sonny Rollins e Thelonious Monk. All'epoca nessuno era interessato al pianista e anche la Blue Note lo lasciò andare perché non vendeva. Quando Weinstock lo scritturò era appena uscito di prigione per l'equivoco sul possesso di eroina (che aveva invece Bud Powell) e gli avevano ritirato la cabaret card, impedendogli di suonare nei locali a New York. Alla fine anche le incisioni Prestige non vendettero ma nel tempo la loro presenza in catalogo fu un investimento, anche economico.
Dopo un'indagine su altri grandi nomi entrati in catalogo negli anni sessanta (tra cui Booker Ervin, Frank Wess, Walt Dickerson, Rahsaan Roland Kirk, Jimmy Witherspoon, Bobby Timmons). Il libro termina considerando gli ultimi album dell'etichetta prima della vendita del catalogo alla Fantasy Record nel 1971, per oltre 3 milioni di dollari. Il marchio Prestige fu dedito soprattutto alle riedizioni anche se Gene Ammons produsse qualcosa di nuovo. Weinstock è scomparso il 14 gennaio 2006 all'età di 77 anni.
L'unica pecca del libro è per noi la totale assenza di riferimenti all'album Gil Evans & Ten, l'innovativo esordio orchestrale del grande arrangiatore canadese. Gil ricordò d'essere stato continuamente tormentato da Weinstock durante la session per concludere in fretta. L'album costò solo 2.500 dollari nel 1957 ma per il produttore fu una cifra esorbitante.
Leggere il libro di Tad Richards è (ri)scoprire uno dei capitoli più affascinanti e creativi della storia del jazz. I capitoli sono una fonte per approfondire alcune storiche session ma anche l'occasione per spaziare. Tra i più interessanti (anche per l'appassionato esperto) abbiamo quelli su Rudy Van Gelder (e i particolari dell'unica session di Miles Davis e Monk) e quello sulle copertine dei dischi, e sul ruolo del pittore David X Young e del fotografo Esmond Edwards. Fu questi a introdurre nell'etichetta Eric Dolphy nel 1960, supervisionando l'incisione di Outward Bound, prima delle sue magistrali collaborazioni con l'etichetta ricordate in dettaglio nel capitolo a lui dedicato.
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