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Ralph Alessi Quartet al Torrione di Ferrara

Ralph Alessi Quartet al Torrione di Ferrara

Courtesy Alessandro Corona

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Ralph Alessi Quartet
Torrione Jazz Club
Ferrara
18 aprile 2026

Il Torrione, riconosciuto ormai a livello internazionale come un jazz club di prim'ordine con la sua programmazione costantemente rivolta all'attualità, è sempre frequentato da uno zoccolo duro di adepti, da una "confraternita del jazz" avrebbe detto John Fante. Tra gli appuntamenti, tutti di elevata qualità, della sua stagione invernale 2025-26, che si concluderà il 9 maggio con l'imperdibile duo Craig TabornNicole Mitchell, ha spiccato senza dubbio il Ralph Alessi Quartet, che ha presentato brani vecchi scritti dal leader, ma anche inediti che faranno parte del suo prossimo disco ECM, la cui pubblicazione è prevista per il prossimo luglio.

I pezzi ascoltati a Ferrara, in prevalenza su tempi sostenuti, sono stati accomunati da una razionalità costruttiva che ha sempre guidato le parabole narrative, pur prevedendo al loro interno progressioni allucinate, deviazioni eccentriche, slanci lirici o soste poetiche. La stessa alternanza, o meglio l'intima interconnessione fra la logica strutturale di fondo e una vitalità espressiva aperta e imprevedibile, a tratti quasi umorale, la si è riscontrata anche nel linguaggio strumentale della tromba di Alessi e di tutti i membri del suo trio, formidabili esponenti della scena newyorchese.

Anzi, gli stessi collaboratori sono balzati spesso in grande evidenza proprio quando lasciati soli dal leader, dimostrando una coesione straordinaria e sortite solistiche di estrema efficacia. In particolare, il tocco nettissimo e la stringente concatenazione del fraseggio di Matt Mitchell al pianoforte si sono imposti come una costante sempre caratterizzante. L'uso del pizzicato o dell'archetto da parte di John Hébert al contrabbasso ha costituito un'ossatura portante nelle parti collettive, mettendosi in luce soprattutto in un brano relativamente più introspettivo con un assolo nervoso, di grande potenza e nitidezza sonora. Il drumming di Ches Smith infine, denotato come sempre da metriche incisive e oblique di forte personalità, ha aggiunto un contesto ritmico molto creativo.

La serata si è aperta con un nuovo original del leader, che ha preso inizialmente le movenze di uno standard smembrato e privo di nesso, con i quattro strumentisti che procedevano quasi autonomamente, per poi assumere via via consistenza in un acceso andamento ritmico, che nel finale ha sostenuto una linea melodica chiara ma articolata in un complesso intreccio di voci. Un procedimento analogo lo si è riscontrato anche in altri brani, con un tema che si è precisato nella parte finale, salvo previlegiare ogni tanto chiusure più disgregate, estrose o repentine. Altrove l'impianto tematico ha affrontato un percorso più meditativo, trattenuto e introverso, quasi intellettualistico, che comunque non si è mai protratto a tal punto da rappresentare il carattere dominante del brano. Una sintesi particolarmente asciutta e incisiva da parte di tutti si è riscontrata sia in "Concentric Waves," che ha chiuso il primo tempo, sia in "Biggest Bit," che ha aperto il secondo, lasciando sprigionare una pronuncia visionaria e di stentorea determinazione da parte del trombettista.

L'apparizione di questo nuovo quartetto al Torrione ha dato una tangibile conferma del fatto che negli ultimi decenni il mondo compositivo e improvvisativo dell'attivo trombettista sessantatreenne ha raggiunto una maturità espressiva di primissimo piano, balzando in evidenza non solo nei progetti da lui pilotati in veste di autorevole leader, ma anche nelle sue numerose collaborazioni in formazioni a nome di altri importanti maestri dell'attuale scena statunitense: Steve Coleman, Uri Caine, Ravi Coltrane, Jason Moran, Fred Hersch... C'è da domandarsi se l'annunciata incisione per la ECM di cui si è accennato all'inizio riuscirà a conservare la stessa trascinante vitalità e la compatta visione collettiva ascoltate in concerto, senza sterilizzarle in forme più compassate e rarefatte.

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