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Tracanna, Zambrini, Mangialajo, D’Auria all’Atelier Musicale di Milano

Tracanna, Zambrini, Mangialajo, D’Auria all’Atelier Musicale di Milano

Courtesy Roberto Priolo

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Tino Tracanna, Antonio Zambrini, Tito Mangialajo Rantzer, Frncesco D'Auria
Camera del Lavoro
Atelier Musicale—XXXI stagione
Milano
21 febbraio 2026 

La terzultima serata della stagione dell'Atelier Musicale ha avuto per protagonista il quartetto formato da Tino Tracanna (sassofoni), Antonio Zambrini (pianoforte), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Francesco D’Auria (batteria), che con il progetto "Quattro tempi—La musica del Novecento" ha rivisitato in chiave jazz brani di compositori del secolo scorso: Aaron Copland, Arnold Schönberg, Luciano Berio e Giacomo Puccini. Quattro autori molto diversi tra loro per estetica e periodo storico in cui hanno operato, due dei quali peraltro (Schönberg e Berio) di non facile trasposizione in jazz.

Grande merito va dunque riconosciuto ad Antonio Zambrini, autore di quasi tutti gli arrangiamenti, che per ogni autore ha saputo dare una chiave di lettura particolarmente riuscita

Con l'americano Aaron Copland—dei quattro il più vicino al jazz, non foss'altro per prossimità geografica—la band ha adottato un approccio quasi cinematografico ("Fanfara per l'uomo comune," Tema da "Appalachian Spring"). Su Giacomo Puccini si è lavorato distillando gli splendidi nuclei melodici ("Un bel dì Vedremo," il coro a bocca chiusa della "Madama Butterfly"), elaborando le armonizzazioni e le scansioni ritmiche. Le spigolosità atonali del "Pierrot Lunaire" di Schönberg sono state smussate con inserti melodici originali e con armonizzazioni rotonde. Di Berio, infine, si è preferito dare una lettura danzante, rivisitando a ritmo di samba la "Folk Song nr. 11 (Azerbaijan)" e una sequenza per clarinetto. 

Un lavoro davvero notevole, armonicamente complesso e curatissimo nelle dinamiche, che pur nel massimo rispetto dei temi originali (come potrebbe essere altrimenti?) concedeva grandi libertà interpretative. Esemplare a questo proposito l'intro di "E lucean le stelle," in cui Puccini ha lasciato ampio spazio ad echi di Brad Mehldau.

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