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Carlos Nathaniel Ward: libertà, spiritualità e rigore

Carlos Nathaniel Ward: libertà, spiritualità e rigore

Courtesy Gaetano Fiore

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"Arte e Jazz? Non facile e acritica gestualità ma concentrato di analitica ponderatezza".

In occasione di un mio omaggio pittorico espositivo a Bill Dixon a San Vincenzo (LI) nel 2010, Libero Farnè scrive la suddetta frase che ben fa riflettere su quanto sia importante procedere con "lentezza" per tradurre i concetti di libertà, spiritualità e rigore. Un crogiuolo di arte, visione materializzata e assimilata nel jazz, enigmatico mondo a cui son solito attingere in ascolti interminabili, creativi e irripetibili, sempre con quella avvincente e caparbia sfida del voler testardamente incedere per poi esplorare, presupposto di ogni processo creativo. Pensiero che si sposa con le concezioni e le teorie ereditate da visionari personaggi della scena free jazz a me cari, Bill Dixon, Cecil Taylor e l'amabile, anche se meno conosciuto, Carlos Ward al quale dedico questo articolo.

Carlos Ward ci ha lasciati il 23 gennaio 2026 in un ospedale di Brooklyn, incommensurabile perdita per il vasto mondo del jazz. Ho appreso la triste notizia dalla pittrice ed artista visiva, e sua compagna di vita, Jacqueline Bachmann. Tramite un intenso rapporto epistolare, instaurato nel tempo con lui e Jacqueline, ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza della sua musica e non solo.

Napoli, Teatro Tenda, nell'ottobre 1981, un'affollata e calorosa platea accoglie la band dell'allora Dollar Brand. C'ero anch'io, e fu per me una forte emozione, suscitata da musica avvolgente, persuasiva, magica. Eppure, a fissare ricordi indelebili nella memoria fu la fluidità armonica di Carlos, con intuibili rimandi a Ornette Coleman e a Jackie McLean, sonorità che sorprendentemente si definiva nella concisione di un suono composito, dolce e tagliente, esatto e calibrato sugli acuti.

I suoi codici poco familiari allora lasciavano già intuire che mi trovavo di fronte a un musicista esemplare. Da quel giorno iniziò la mia febbrile ricerca e spasmodica voglia di scoprire e studiare la sua produzione artistica.

Dall'ascolto di quasi tutti i dischi e dalla lettura di testi, recensioni, e soprattutto dalle lettere, ho avuto progressivamente modo di scandagliare i suoi pensieri estetici. Carlos, molto attratto anche dalla pittura, è stato sicuramente musicista sensibile e attento al mondo dell'arte contemporanea. Abbiamo sovente condiviso riflessioni sulla pittura; lui mi ha più volte detto che le mie opere evidenziano delle relazioni con il jazz per la loro forma equilibrata e analitica.

Sottostimato, etichettato, impacchettato in una logica standardizzata e banalizzante quale musicista versatile, da studio, poliedrico e con strabilianti capacità tecniche, Carlos Ward è stato invece straordinario musicista sia per la meticolosa ricerca musicale sia per quel rigore spirituale, restituito con le sue composizioni e i suoi calibrati assoli al sax contralto e al flauto, che regalano narrazioni timbriche rare, ricche, vitali e soprattutto libere.

Quando Carlos apprese dal sottoscritto la notizia della dipartita di Bill Dixon nel 2010, mi scrisse una lettera:

"Su questa terra, veniamo da un luogo in cui esistiamo come spiriti che cercano di realizzare certi desideri e che possono essere esperiti solo attraverso il mezzo di un corpo fisico... Durante la metà degli anni '60, alla radio (WKCR) spesso ascoltavo la musica del Signor Dixon, che formulava le sue strutture tonali, alla maniera di un pittore che sceglie uno o più colori da stendere sulla tela. ... Il suo era un talento straordinario... il contributo di Bill a questi anni straordinari è sempre stato di spicco... Il Signor Dixon è tornato a casa."

Carlos diceva: "Con il mio sassofono sono un canale di transizione, trasmissione, un tramite tra Dio e noi. Per quanto ne so, questa è la mia missione sulla Terra."

Proprio come nei racconti di Jacqueline Bachmann, subito si staglia la figura di un uomo le cui doti artistiche sono altamente spirituali e lo si percepisce con l'urgenza, la scioltezza, l'impatto del suo modo di suonare, la forza e la delicatezza delle sue note, i colori delle sue melodie. Il linguaggio di Carlos Ward è totale, scandito da luci e ombre, ritmi e silenzi, abissi e luminosità, crescendo e decrescendo, gradazioni, colori, sfumature e vibrazioni ... tutto ciò che aiuta a esprimerci e a parafrasare le nostre emozioni. Se lo si ascolta in "Nubian Stomp," "Mariposa" e "Translucence," brani tratti da un concerto registrato in solo e poi pubblicato sull'album Face, si percepiscono messaggi d'amore, che hanno la solennità di un testamento spirituale.

Data la vastità di collaborazioni e registrazioni alle quali Carlos ha partecipato come sideman, tratterò quei periodi che ritengo tra i più significativi della sua produzione, nonché quelli a suo nome che ben sintetizzano il suo mondo musicale.

Carlos Ward nacque il 1° maggio del 1940, ad Ancón nella zona del Canale di Panama. Da piccoli, lui e sua sorella Theresa, furono cresciuti dai nonni; il padre si chiamava Phillip Ward e la madre Perlie Lawrence. La madre, ancora giovane, lavorava per una famiglia di bianchi a Ciudad de Panamá e vedeva Carlos una volta al mese. Era una donna creativa, gioiosa, accogliente ed elegante, amava tanto ballare; è morta circa 3 anni fa, centenaria. Carlos non poté frequentare la scuola pubblica spagnola perché i suoi genitori non erano in grado di pagargli l'uniforme scolastica obbligatoria, quindi frequentò la scuola americana nella zona del Canale. Sin da ragazzino, desiderava avere a che fare con l'arte, diventare pittore, ma respirava musica e pensava pure che sarebbe diventato un musicista. A dargli lezioni di pianoforte fu la zia Avinal Ward, il suo primo strumento fu un "uke," poi chiamato ukulele, uno dei pochi strumenti che lui poteva permettersi.

Cresciuto a Panama e a La Boca, ascoltava Louis Armstrong, Jack Teagarden, Bob Crosby, trasmessi alla radio delle forze armate americane; era affascinato dal Dixieland, in particolare dal clarinetto di Crosby, così come dai ritmi del calypso panamense che educarono il suo senso della cadenza e del fraseggio. Queste influenze, unite all'accesso al repertorio pianistico di sua zia, gettarono le basi per il suo percorso strumentale.

Ascoltava molto clarinetto, ampiamente rappresentato in quel genere di musica; quando andò negli Stati Uniti, nel 1953, a Seattle, dove la sorella suonava la tromba, i suoi genitori gli regalarono un clarinetto. Poi da un suo amico, Marion Evans, riuscì a procurarsi un sassofono contralto, un vecchio sax d'argento, che fece aggiustare per poi prendere lezioni da Johnny Jessen. Più avanti iniziò a tenere concerti nei fine settimana con gruppi rock and roll locali e anche gruppi R&B. I concerti rock and roll permisero a Ward di guadagnare qualche soldo così da comprare dischi jazz, un giradischi e biglietti per i concerti della Jazz at the Philharmonic. Ascoltava tantissima radio. A Seattle, inizia ad ascoltare Ella Fitzgerald, Billie Holiday e Lester Young and the Jazz at the Philharmonic artists. I musicisti che lo colpirono maggiormente furono Tab Smith, Willie Smith e Johnny Hodges.

Anche i ritmi del calypso panamense lasciarono un'impronta duratura sul suo fraseggio e sulla sua sensibilità compositiva, riflettendo una fusione di tradizioni che gradualmente plasmò il suo suono.

Carlos rimase folgorato dall'ascolto di The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman; fu per lui l'avvio di un nuovo modo di pensare, grazie alla scoperta di Albert Mangelsdorff, che a Heidelberg, dove la frequentazione del pianista/vibrafonista Karl Berger gli offrì un ampio ventaglio internazionale di conoscenze jazzistiche. Da quel momento in poi come recita il titolo di una delle sue prime registrazioni da sideman nella band di Karl Berger, Carlos si accinge a formarsi e a sperimentare nuovi linguaggi espressivi. Se lo si ascolta nei dischi di Karl Berger, per l'appunto, From Now On del 1966 o Tune In del 1969, palesi sono i rimandi a Ornette Coleman. Le sonorità free spigolose ci restituiscono, in alcuni brani, un amalgama straordinariamente free: il flauto dialogante con il leader sembra fluttuare già in una dimensione coltreniana, se si pensa a dischi di Coltrane che, credo, Ward avesse già ascoltato quali Om o il postumo Expression.

Al sax contralto poi, mi vien da dire che le sonorità taglienti, per quanto acerbe, rimandano anche a Julius Hemphill e, in particolare, a quel Live in New York -Echo con Abdul Wadud.

Sempre negli anni '60, Ward suona anche un repertorio di standard per cinque dollari a notte più tutta la birra che poteva bere. Brani di Benny Golson e soprattutto Thelonious Monk, musicista che ha sempre amato e per il quale, in seguito, scrive uno struggente "First Love."

Sempre in quegli anni a Copenaghen, nel 1965, al Café Montmartre, Ward, come accennavo prima, incrocia finalmente Don Cherry, che suona in un quartetto con il pianista sudafricano Abdullah Ibrahim (Dollar Brand), il bassista Johnny Gertze e il batterista Makaya Ntshoko. Questo incontro getta le basi per una lunga collaborazione musicale tra gli anni '70 e '80.

Carlos lascia la Germania nel 1965, torna a Seattle per vedere i suoi genitori e scopre che John Coltrane è in città al Penthouse per esibirsi con la sua band. Il proprietario del locale, che vuole bene a Carlos, gli fa ascoltare gratuitamente Coltrane ogni giorno, così nasce il desiderio di incontrare il gigante, incontro profetico che finalmente si concretizza. Fu ben accolto da Coltrane, nacque subito una bella intesa. Coltrane gli parla di Dolphy e della famiglia di Eric che pure era di Panama, è attratto dalla sua musica e gli suggerisce di seguirlo. Carlos vende la sua auto e raggiunge la band. A soli 25 anni e si ritrova a suonare da settembre del 1965 a febbraio del 1966 con John Coltrane in un ottetto di mostri sacri della levatura di Pharoah Sanders, Albert Ayler, Donald Ayler, McCoy Tyner, Jimmy Garrison Rashied Ali ed Elvin Jones, una delle esperienze più significative. Lo si può ascoltare nell'album della Impulse!, A Love Supreme Live in Seattle, pubblicato di recente. Nel secondo brano dell'album, "Resolution," dopo un'improvvisazione di Coltrane, Ward si avvicina al microfono e si lancia in un assolo appassionato, è il suo momento di gloria. La sua modestia lo mette nella condizione di porsi molte domande, non si sente musicista completo, vuole essere musicalmente più aperto e infondere spiritualità. Afferma che "La musica senza spiritualità perde la sua missione, la sua importanza."

Disse di Coltrane: "Mi infuse forza e coraggio, non si accontentava di sfruttare ciò che era già stato fatto, cercava ciò che non era ancora stato trovato."

Ci furono anche momenti non felici che, di volta in volta, destabilizzarono Carlos. Sempre in quegli anni al Five Spot, con Max Roach, fu un vero disastro. Dopo averlo sentito suonare, Max disse di non aver mai ascoltato una musica così atonale. Ci vollero dieci anni per riprendersi, poi venne a sapere che a Ornette Coleman era successa la stessa cosa.

Intorno al 1967, parte alla volta di San Francisco per un tour con Sonny Von Murray, rimane sulla costa occidentale per due anni invece delle due settimane previste. Ancora una volta riesce a trovare lavoro, ma solo durante i fine settimana, gli piaceva il cambiamento. Tornò a New York nel 1969 e suonò, sempre con Sonny Murray, al Newport Festival.

Jacqueline Bachmann racconta:

"Negli anni '70 Miles Davis avrebbe voluto Carlos nella sua band. Carlos ricevette un messaggio in cui gli veniva chiesto di contattare Miles Davis, ma Carlos non richiamò, convinto si trattasse di uno scherzo; solo molto tempo dopo scoprì che in realtà era stata proprio la segretaria di Miles a lasciargli il messaggio. Col senno di poi, Carlos se ne pentì amaramente perché, vista l'aura di Miles e la sua generosità nei confronti dei musicisti che lo accompagnavano, quella scelta avrebbe indubbiamente cambiato il corso della sua vita."

Nel 1970 iniziò stabilmente a lavorare con il Quartetto di Rashied Ali la cui sezione ritmica era costituita da Stafford James al basso e Freddy Simmons al pianoforte o, in altre circostanze, dal bravo Dave Burrell al piano e Sirone al basso; durante questo periodo prese forma una musica frizzante, nuova e duratura per un pubblico molto interessato.

In questa fase Rashied Ali, grazie alla sua Survival Records, incise nel 1971 l'album New Directions in Modern Music, registrato al The East di Brooklyn, New York, e pubblicato due anni dopo nel 1973. L'assolo al flauto, splendidamente ristrutturato di Ward su "As-Salaam-Alikum," è un'incisiva rappresentazione di ciò che fu la Fire Music, con tutta la sua spiritualità e intensità. Alcune tracce non furono però pubblicate, nonostante Carlos ritenesse fossero le migliori.

Carlos Ward, infatti, divenne noto nella scena a partire dalla metà degli anni Sessanta e fu chiamato come session man molto ricercato.

Collabora nel 1974 con Paul Motian per l'album Tribute (ECM), sul quale suona in solo due pezzi, in cui è presente al sax contralto, ove fa ampio uso di note calde e prolungate. "Victoria" e "Sod House" sono melodie dolorose che rimandano ai temi ricorrenti di Ornette Coleman quali "Lonely Woman," "Morning Song" e "Ballad." Sonorità rivisitate da Carlos con maestria ed equilibrata struttura armonica.

Di tanto in tanto Carlos suonò in gruppi di calypso e gruppi reggae, un po' di musica nera funky con la B. T. Espress, situazione che ebbe i suoi limiti, tuttavia piacque molto, esperienza che gli consentì di lavorare con Roy Brooks, musicista che conobbe quando andò in tour in Europa con l'African Space Program di Dollar Brand.

Più avanti, nel settembre 1977, Ibrahim riunisce un ottetto per l'album The Journey con collaboratori sulla sua lunghezza d'onda: Don Cherry, Hamiet Bluiett e Carlos che diventerà la figura cruciale di quella nuova stagione artistica; lo si ascolti in duo in Live at Sweet Basil -Vol. 1 e Kalisz 1984, quest'ultimo registrato in Polonia. Sulla facciata A di questo raro album, i suoi assoli in "Thaba Bosiu" e "The Wedding for Monk" sono profondi e commoventi, 18 minuti di musica straordinaria.

Carlos aveva intenzione di tornare a Panama per la prima volta dopo tanto tempo, non vedeva l'ora di incontrare tutti i musicisti laggiù e condividere la propria esperienza. Certo l'essere stato a New York era stata una buona cosa, i vari festival e alcune registrazioni in cui poté esprimere il suo modo creativo di fare musica, ma Carlos sentiva la necessità di crescere ancora, pronuncia frasi del tipo: "troppo comfort ostacola la crescita di un artista, devi suonare a volte come se avessi fame."

Anche se la mancanza di lavoro e di sbocchi fu altrettanto negativa, Carlos continuò ad esercitarsi nel corso degli anni e iniziò a studiare il flauto con Harold Jones, per lui uno dei migliori flautisti in circolazione. Non so cosa sia successo in quel periodo, ma cominciò a sentirsi più ottimista, diceva: "i piccoli problemi terreni non dovrebbero interferire con il flusso divino, non dovrebbero sminuire la pace di cui hai bisogno affinché questo flusso inizi."

Negli stessi anni ricordiamo anche la sua attività nel "Madison Street Express" che poi cambiò nome e divenne "Brooklyn Trucking Express" ossia B.T. Express, nell'agosto del 1974. Alcuni singoli in breve tempo raggiunsero la decima posizione nelle classifiche di vendita negli States, che portarono i B.T. Express ai vertici delle classifiche Billboard non solo di vendita, ma anche in quelle R&B, Pop e Dance, raggiungendo la prima e la quinta posizione. Vi rimasero per cinque settimane, influenzando anche le Playlist delle più popolari discoteche degli Stati Uniti, e valsero al gruppo anche il Disco D'Oro.

Carlos entra a far parte della Jazz Composers Orchestra di Carla Bley, con la quale collaborerà per anni. Carla Bley, compositrice e pianista, lo volle nel suo album Dinner Music. Tuttavia, questo avvenne nel 1976, e lì Carlos Ward suona in "Dying Alone," un brano davvero suadente, le cui sonorità del sax alto sono di una infinita dolcezza. Altrettanto bravo in "Ida Lupino." In quest'album Ward si muove su di un terreno a lui più congeniale, oltre a Carla Bley, è in ottima compagnia: da Michael Mantler a Roswell Rudd, Gordon Edwards, Richard Tee, Cornell Dupree, Eric Gale, Steve Gadd e Bob Stewart, con il quale poi collaborerà per la registrazione di Then and Now nel 1996, nel quale appariranno due sue composizioni e di cui parlerò più avanti.

L'album Social Studies del dicembre del 1980 riporta Carla Bley alla sua vecchia disciplina messa in luce da un postmoderno "Reactionary Tango," composto per un surreale ensemble di nove elementi di cui farà parte ancora Carlos, collaudata formazione che Carla porterà in Germania al Livehouse Nacht a Colonia. "Utviklingssang," contiene un assolo di Ward davvero sentito con quella sua inconfondibile, suadente e appassionata sonorità.

Nel 1973, partecipò alla memorabile registrazione con la Jazz Composers' Orchestra, Relativity Suite con Don Cherry, che include "Desireless" una composizione scritta per Carlos. In questo periodo suona più regolarmente anche con Abdullah Ibrahim, collaborazione discografica variegata che durò fino al 1986, quando Ward si unì al gruppo Nu di Cherry con Mark Helias, Ed Blackwell e Nana Vasconcelos. Ward, considerava Nu una delle sue esperienze formative più importanti. Dopo un tour in Pennsylvania nel 1986, in Europa con Cherry registrarono il memorabile Live at the Bracknell Jazz Festival, 1986 (BBC}, che include alcune sue composizioni, "Lito," "Foolish Heart" e "Untitled," e nell'87 in Nu Live in Glasgow (Radio Legs), con dei meravigliosi assoli immersi in una tradizione post-bop alla Lou Donaldson.

Carlos Ward parlava spesso di Don Cherry—che era uno degli amici più cari —, della sua generosità, della sua apertura mentale e del tempo trascorso con la famiglia a Togarten, in Svezia. Gli fu immensamente grato per avergli dato molte opportunità di esibirsi e di suonare le sue composizioni in concerto. In effetti, Don Cherry è stata una delle risorse più preziose per Ward, lo coinvolse a lavorare con altri musicisti, una volta lo presentò a Nesuhi Ertegun dell'Atlantic Records al quale diede alcuni suoi brani per vedere se gli piacevano.

La fine degli anni '80 fu un periodo artisticamente fruttuoso per Ward, oltre a lavorare con luminari come Cherry, suonò nella Cecil Taylor's Unit. Già ad aprile del 1986, al suo ingresso nella band si esibì allo Sweet Basil di New York. Il mese dopo moriva il sassofonista di Cecil Taylor, Jimmy Lyons. Carlos raccontò che fu Jimmy in persona, poco prima della sua morte, a consigliare a Cecil Taylor di farlo entrare nel suo gruppo per sostituirlo. Carlos ha sempre nutrito grande rispetto per Cecil Taylor e, se accettò di suonare con lui, fu perché entrambi potevano arricchirsi vicendevolmente e crescere insieme. Stabilmente seguì l'Unit per un tour davvero impegnativo, primissimi concerti sempre a New York, poi Toronto, Los Angeles e a San Diego, poi in Europa nell'ottobre del 1987 a Berlino, Brussell, Bologna, Vienna, Salisburgo, Parigi, alcuni documentati dalla Leo Records. Carlos torna a New York e, sempre con l'Unit, si esibisce alla Knitting Factory da febbraio a giugno del 1988, e poi un'ultima volta, sempre alla Knitting Factory, con un organico più ampio il 9 maggio del 1991.

Sempre Jacqueline racconta che Cecil Taylor viveva non lontano dalla casa di Carlos a Brooklyn; un giorno andarono a trovarlo ma, purtroppo, lui non era in casa. Carlos era sempre molto rispettoso delle persone, aveva timore di disturbare la loro privacy e il loro lavoro, costantemente attento come era a non sprecare il proprio tempo o esaurire le energie altrui, tranne quando si trattava di un progetto professionale. Jacqueline, grazie a Carlos, scoprì la musica di Cecil Taylor, fu il suo primo incontro con il jazz contemporaneo d'avanguardia, con il suo grido liberatorio, e capì quanto fosse importante per Carlos suonare con Cecil, musica il cui pregnante messaggio comunicava totale libertà di espressione.

Ricordiamo qui, tra i tanti concerti di quel tour, quello in Italia al Cinema Teatro Tivoli di Bologna il 3 novembre del 1987, evento organizzato da Radio Città del Capo, Cecil Taylor con il suo Unit, ha con sé Carlos Ward al sax contralto e al flauto, Thurman Barker alla marimba, William Parker al contrabbasso, Freddie Waits alla batteria e Leroy Jenkins al violino. Concerto memorabile, registrazione documentata su Live in Bologna (Leo Records). Dopo una prima parte in cui Carlos suona architetture tematiche al sax contralto, sollecitate da soluzioni ritmiche, si può ascoltare, dopo un toccante dialogo tra Cecil e il violino di Jenkins, un assolo prima magico ed etereo al flauto, sulle atmosfere un po' dinoccolate e sostenute della marimba di Thurman e poi, al contralto meravigliosi assoli caratterizzati da un free bop di energia pura. Ci si avvia alla chiusura del concerto con Carlos che alterna sax e flauto in un dialogo ponderato, interagendo su di un terreno più percorribile grazie alle melodiche ispezioni pianistiche non consuete di un Cecil lirico che rimandano all'Embraced registrato da Taylor in duo con Mary Lou Williams dieci anni prima.

A pubblicare il primo album da leader di Ward, ci pensa nel 1988 la Leo Records con Lito. Carlos è in compagnia del grande Woody Shaw, che ci lascerà dieci mesi dopo questa memorabile registrazione dal vivo al North Sea Jazz Festival. L'attività alquanto eterogenea, in collaborazione con diversi gruppi che lo hanno visto impegnato in sterminati tour e registrazioni in giro per il mondo, impedisce a Carlos di stare accanto al suo unico figlio al quale dedica questo meraviglioso disco. In copertina, su sfondo giallo, una foto del figlio Carlitos di sei mesi (Lito). Si dice che Carlos chiese di nascosto la foto alla moglie, che era a conoscenza della copertina dell'album. Gradita sorpresa per il figlio che frequentava il liceo quando uscì l'album.

Carlos Ward, noto soprattutto per il suo meraviglioso e limpido suono al sax alto e per il suo splendido modo di suonare il flauto con questo quartetto, dimostra di essere un improvvisatore struggente, ricco e fantasioso nonché compiuto compositore. Si ascolta un jazz aperto, armonioso e libero, con radici e riferimenti al quartetto di Ornette Coleman dei primi anni '60. Tuttavia, il quartetto suona in modo del tutto diverso rispetto alla solita combinazione sax, tromba, contrabbasso, batteria. Come base per le sue composizioni, Ward utilizza motivi ostinati che offrono materiale molto più interessante per il basso rispetto al solito schema 'four-two-four.' È sorprendente come il basso di Walter Schmocker suoni, di tanto in tanto, come una tuba. C'è nel mondo di Ward un'intensità lirica, che egli esprime quale che sia lo strumento scelto, senza mai perdere né lucidità né quel fondo di malinconia che sembra essere una delle sue principali caratteristiche.

Dopo la morte di George Adams, nel 1990 Don Pullen fondò un gruppo che mescolava ritmi africani e latini con il jazz, l'African Brazilian Connection con Carlos Ward, oltre al percussionista senegalese Mor Thian e ai brasiliani Nilson Matta, bassista, e Guilherme Franco, percussionista. Ward fu accolto positivamente, c'era una così tale energia che sembrava fosse simbiosi, persino una vera e propria rivelazione i cui assoli al sax alto e al flauto di Carlos sembravano fossero ingredienti indispensabili per quel sound. Kele Mou Bana, Ode to Life -che contiene "Ah George We Hardly Knew Ya," un tributo a George Adams -e Live... Again sono album che testimoniano il contributo di Ward a questo importante gruppo di Pullen. Quest'ultimo disco, registrato nel luglio del 1993 al Montreux Jazz Festival, è un album davvero struggente. "Yebino Spring" -brano fortemente ritmico e ipnotico nel quale si coglie in pieno quanto di africano è insito nel jazz -annuncia in apertura di album sia lo stato di grazia nel quale si trova Pullen, sia la riuscita formula del gruppo. Il pianista crea uno stimolante interplay con Carlos Ward, che è solista ponderato e dotato di una lirica cantabilità, soprattutto per le ballate africane, cariche di pathos, come quelle in cui accompagnava Abdullah Ibrahim.

Se si ascoltano attentamente i quattro album incisi con Pullen, si avverte così tanta intesa da far pensare a un sodalizio di lungo corso. Ed invece Pullen e Ward hanno lavorato per un periodo alquanto ridotto, dalla fine del 1991 agli inizi del 1995. Musica coinvolgente e carica di ritmo, un Carlos che, dopo l'esperienza con Cecil Taylor, si trova a proprio agio con altrettanto pianismo percussivo, un Pullen fortemente ispirato che ha sempre risentito dell'influenza della musica religiosa, con uno stile, misto di gospel e soul, congeniale per Carlos Ward la cui visione si trasfigura in sublime spiritualità estatica. Dalle recensioni emerge un musicista capace di unire il virtuosismo alla spiritualità, l'energia del jazz moderno a un "oculato fluire del tempo," impreziosito di luci e colori africani.

Karl Berger invita di nuovo Carlos Ward a collaborare alla realizzazione di un album, Conversations, registrato nel 1994. In questo disco di duetti Ward contribuisce a due brani, "At Last" al sax contralto e "Out There Alone," al flauto, brano bellissimo, meravigliosamente classico. Dirà Berger di Carlos:

"Ho sempre considerato Carlos uno dei flautisti più eccezionali del jazz, ma non ha ancora avuto il riconoscimento che merita. È un musicista straordinario e si può capire dal suo modo di suonare che non è americano. È di Panama e c'è un forte elemento centroamericano nella sua musica e alcune idee che non sono interamente nella tradizione jazz o nella tradizione classica. "Out There Alone" è un pezzo complicato perché è una sequenza ripetuta di otto battute di 3/4 e cinque battute di 4/4 -Carlos l'ha rapidamente fatto suo."

Interessante anche la collaborazione di Carlos Ward al disco Then and Now di Bob Stewart (Postcards) con un ensemble di prim'ordine. Stewart rivendica in questo suo disco il posto che spetta di diritto alla tuba nella musica del passato, del presente e del futuro e qui Carlos si trova davvero a suo agio; si possono ascoltare due sue interessanti composizioni, un'articolata "Nette" e "Nubian Stomp" che chiude il disco con una interazione effervescente della band in un sound iterativo e incalzante. Uno sfavillante Carlos Ward, due anni prima di questa registrazione, si esibiva sempre con Bob Stewart, Naná Vasconcelos e Hugo Fattoruso con il suo mentore Don Cherry a São Paulo con un Don introspettivo e fortemente ispirato al pianoforte.

Il 19 aprile del 1998, durante la quinta edizione di Progetto Jazz 1998 del cartellone teatrale cremonese, il Teatro Sociale di Soresina, accoglie un rinnovato quartetto denominato Carlos Ward Group Radious con Andy Milne al piano (al posto di Michael Cain), e Mark Prince (al posto di Ronnie Burrage). Costante è la presenza di Essiet Essiet al basso con il quale Ward ha un solidale rapporto dagli anni '80 quando lui già suonava con Dollar Brand.

È la prima volta che rivedevo Carlos dopo un po' di anni, e la prima volta come leader. Dalle prime note è subito parsa evidente la maestria dei giovani musicisti al suo fianco, in particolare uno strepitoso Andy Milne. Ward ha curato il concerto in ogni dettaglio; si sono ascoltati temi originali di straordinario interesse ("Happy Travels," "Refugee," "Lito," "Faces," "Nette," "Fret No More," "Bass Set," "Waiting for Don," "The Call," "Calypso," "X-Tension," "Bok Choy," "Nicodemus," "Anastasia II" e "Look and See"), a volte neppure seguiti dall'improvvisazione. Concerto memorabile, lunghe e articolate composizioni, contraddistinte da ritmicità serrata, iterativa, ipnotica, con architetture sonore che si sfaldano durante gli assoli per poi ricomporsi. Una sorta di concentrato tra ritmi metropolitani, strutture metriche e melodiche che proiettano lo sguardo oltre i confini della musica occidentale con rimandi ai Five Elements di Steve Coleman, guarda caso il pianista Andy Milne che stabilmente suona con Carlos, appare già nei dischi dei Five Elements. Nel suono di Ward un'inflessione blues e le sue frequentazioni della scena funky. Accentuata è la matrice ritmica africana, una combinazione di jazz, funk, soul, che si evince dagli assoli del pianista Milne al pianoforte con i suoi elementi spaziati, sospesi, carichi di intensità e il Ward sicuro e determinato, i cui riferimenti stavolta sono più palesemente alle lezioni di Jackie McLean e Eric Dolphy. Il suono di "Radius" è ipnotico e profondo nello spirito della "great black music" e del gioco collettivo e fervente.

Ward non si lascia coinvolgere nella competizione tra star e comprimari.

Autenticità, integrità, rifiuto della concessione commerciale, grandi aspirazioni spirituali hanno fatto sì che questo solista instancabile e sottostimato, di indubbie sensibilità e duttilità musicali, soltanto nel 1987 abbia potuto formare stabilmente il suo proprio gruppo per esibirsi finalmente in prima persona e l'ha fatto riunendo sempre eccellenti solisti. Incide Faces e Live at the Bug & Other Sweets per un'etichetta da lui fondata e auto distribuita, la Peull Records, con allusione all'etnia nomade africana da cui forse discende. Questi CD dimostrano che il potenziale compositivo di Carlos Ward è perfettamente in grado di schiudere il complesso mondo del New Jazz.

La bella cover di Faces è un disegno a china realizzato da Jacquelin Bachmann in omaggio alla donna africana durante le sue missioni umanitarie per la Croce Rossa Internazionale in Angola e Sudan; felice coincidenza, vuole che Carlos avesse scritto una composizione intitolata proprio "Faces."

Nel 1999 esce sempre per la Peull Records un altro CD, il bellissimo Set For 2 Don's Vol. 1 (Music Dedicated To Don Cherry And Don Pullen), registrato con i Radius e curato da Jacqueline Bachmann. "Waiting for Don," "The Call," "Ballade" sono tre perle contenute in questa collezione di brani originali.

Da questo lungo viaggio di vita si può apprezzare la formazione non comune e fervida collaborazione di Ward con alcuni dei più grandi musicisti dell'improvvisazione. Egli ha avuto l'opportunità di esibirsi in situazioni uniche, anche se le condizioni di lavoro e le registrazioni sono state a volte altalenanti. Allontanatosi dalle scene negli ultimi anni della sua vita, a causa di un infortunio alle mani così come per una grave malattia neurologica, Ward ha lasciato tracce indelebili nelle sue performances e registrazioni. Ha saputo trasmettere quel concentrato di analitica ponderatezza, che ho citato in apertura, a generazioni di giovani musicisti e, con una certosina perizia musicale, maturata durante una vita difficile, ha saputo altresì infondere, con compostezza e misurato equilibrio, a contemporanei e posteri messaggi spirituali, potenti, ricchi di spunti, di elevato lirismo e astrazione.

Carlos, come Bill (Dixon), è tornato a casa!

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