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Magnetica | Incontri di musica elettronica a Scandicci

Magnetica | Incontri di musica elettronica a Scandicci

Courtesy The Factory

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Magnetica | Incontri di musica elettronica
Auditorium Centro Rogers
Scandicci
19-21 marzo 2026

Seconda edizione di Magnetica, la rassegna di Tempo Reale dedicata alla musica elettronica, che vuol essere anche un luogo di confronto e sperimentazione. Quest'anno ospitata dal Comune di Scandicci in uno spazio, l'Auditorium Centro Rogers, perfino sorprendente per ampiezza, luminosità e anche adeguatezza acustica, si è sviluppata su tre giorni assai densi di incontri, alcuni di studio e altri propriamente musicali, ed era dedicata in particolare alla ricerca vocale, la musica algoritmica e l'audiovisione, a ciascuna delle quali era destinato lo spazio di uno dei tre primi pomeriggi con relazioni di artisti impegnati nei settori, moderati da membri di Tempo Reale.

Il secondo pomeriggio prevedeva invece alcuni brevi concerti acusmatici, dove venivano eseguite composizioni elettroniche di studenti e ricercatori di vari conservatori con il supporto di una pluralità di diffusori che circondavano il pubblico, seguiti da un'ora di concerti dal vivo, in solo o in duo su un tradizionale palcoscenico. Il medesimo palco ospitava il concerto finale, con gli ospiti più importanti. Abbiamo seguito parte dei concerti le prime due giornate, dei quali parleremo qui di seguito.

Il primo dei tre concerti live di giovedì 19 marzo era Ouroboros, di Andrea Sanna, per campionatore e sintetizzatore, un'interazione tra uomo e algoritmo nel quale la varietà dei timbri e dei loops a orecchie inesperte del genere non è sembrata sufficiente a rompere l'impressione di "muro sonoro" che talvolta accompagna questo genere di esecuzioni. Più interessante la successiva Liason N. 1 di Michele Bischof e Leonardo Panni, che collaboravano a metterla in scena uno al live coding, ovvero modificando in tempo reale il codice sorgente di un computer per altererne l'algoritmo (operazione che era possibile seguire dal vivo proiettata sullo schermo dietro il palco), l'altro a un sintetizzatore Eurorack, cosa che forniva una maggiore varietà sia timbrica, sia —soprattutto —dinamica. Un po' diverso il terzo concerto, /TEST/ di Biagio Cavallo, con l'autore che agiva su un sax contralto fornito di sensori e microfoni, il cui suono veniva da lui stesso elaborato elettronicamente; qui la presenza di una fonte acustica, ancorché fornente suoni assai diversi da quelli tradizionali, arricchiva decisamente lo scenario.

Il concerto serale era introdotto da un lavoro audiovisivo di Marta Zigante, Fosforo —un mix di suoni elettronici e della natura illustrati sullo schermo da effetti luminosi prodotti da un tubo catodico —e vedeva in scena il vocalist David Moss accompagnato da Francesco Giomi e Francesco Canavese di Tempo Reale, entrambi al live electronics, in Many More Voices, una performance già sperimentata e rappresentata più volte a partire dal 2011. Moss, improvvisando su tutte le possibili espressività vocali —soffi, risate, borborigmi, urla, singhiozzi, rapide mutazioni dinamiche, ghigni, rauche gutturalità e quant'altro —e in seguito leggendo testi da un proprio libretto, ha dato vita a un impasto di fonemi ricchissimo per varietà sia timbrica, sia dinamica, all'interno del quale il valore significante era quasi azzerato, sostituito però da una forte rappresentatività dell'aspetto mimico e teatrale —interessante da questo punto di vista il frammento "Ho pensato," con cui Moss ha aperto e che è stato ripetuto numerose volte, con o senza un seguito verbale, ma sempre rimandando a significati drammaturgici allusi mimicamente. Giomi e Canavese intervenivano sincronicamente nella selezione e rielaborazione dei suoni offerti dal vocalist, usandoli inizialmente perlopiù come accampagnamento e regolandosi attraverso l'ascolto e l'osservazione, poi —quando a metà spettacolo Moss s'è alzato e, continuando nella sua performance, è uscito di scena —hanno dato vita a una decina di minuti di spettacolo sonoro interamente elettronico, che ha un po' cambiato lo scenario sonoro rendendolo più astratto e teso. Al rientro del vocalist l'interazione di voce ed elettronica è ripresa nella forma precedente, giugendo a conclusione tramite l'attraversamento di numerosi altri paesaggi sonori. Uno spettacolo convincente, che certo si avvaleva della personalità artisticamente strabordante di Moss, ma che componeva eccellentemente acustica ed elettronica, voce e sua rielaborazione.

Due i concerti live del secondo giorno, venerdì 20, il primo dei quali, TurnOn Solo Performance, vedeva Mattia Loris Siboni elaborare dal vivo i suoni prodotti da oggetti, in particolare dei vibratori, quasi fossero degli attori meccanici autonomi: interessante la sperimentazione, un po' meno il risultato sonoro. Migliore da questo punto di vista il secondo concerto, Ad alta voce, di Richard Comte, un più classico lavoro di elaborazione dal vivo della propria voce, nel quale la ricerca fisica si integrava a quella tecnologica per creare uno scenario sonoro mutevole.

Il concerto serale era incentrato sul trio Ossatura, ma era a sua volta introdotto da due opere audiovisive: Venerdì sera a letto presto, di Alessandro Anatrini, onirica e un po' inquietante trasformazione sullo schermo di immagini disegnate, sospinte dal suono elettronico, e Bardo, di Alessandro Di Maio, ispirato al libro tibetano dei morti e basato su immagini documentaristiche di paesaggi e persone, liberamente montate e commentate da suoni della natura, voci e musica rituale raccolte e a loro volta rielaborate.

Ossatura è una formazione di lunga durata, fondata nel 1995 e composta da tre musicisti che si muovono tra jazz, elettronica e improvvisazione radicale come Luca Venitucci, Fabrizio Spera e Elio Martusciello. Forse grazie anche a questa trasversalità, la musica proposta è parsa particolarmente ricca: i suoni spesso rumoristici che Venitucci traeva dalla sua fisarmonica (solo in pochi momenti usata in modo più o meno tradizionale) e rielaborava con l'elettronica si intrecciavano con i fraseggi e i panorami sonori creati dalla chitarra e dalla consolle di Martusciello, con la prima spesso stimolata con archetti e oggetti, mentre decisivi erano gli interventi acustici della batteria di Spera, che introduceva suoni materici e dettava mutamenti di scenario, autentica ossatura del suono di Ossatura. Lontano dal jazz, ma ben dentro l'improvvisazione, un concerto pienamente elettroacustico, di grande varietà e coerenza, senza cali di tensione e che perciò è sembrato persino troppo breve.

Complessivamente (e pur tenendo conto che non abbiamo potuto seguire l'ultima giornata) Magnetica 2026 è sembrata un vero successo: assai frequentata da giovani appassionati, ricca di interventi, interessantissima e riuscita nelle sue proposte di punta, si è avvalsa ottimamente degli eccellenti spazi offerti dal Comune di Scandicci (al centro della sala, a disposizione dei presenti come svago, il "Fubalino!," singolare installazione sonora interattiva per il calcio balilla). Auspicabile che l'appuntamento diventi un momento fisso di confronto tra chi si muove nel mondo dell'improvvisazione in modo trasversale.

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